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Il Sonno

Il sonno è da considerarsi come un comportamento, non solamente come uno stato alterato di coscienza, perché non ci impedisce di notare le modificazioni comportamentali. Tranne per i movimenti oculari rapidi, il sonno si caratterizza da assenza di movimento. Questo comportamento viene studiato nei laboratori del sonno dov’è presente un EEG, con annessi elettrodi sullo scalpo, un elettromiogramma, che studia e controlla l’attività muscolare, e un elettro – oculogramma (EOG), con degli elettrodi posizionati introno agli occhi per studiarne l’attività ed il movimento. Tutti i cavi sono raggruppati a “coda di cavallo” ed immessi in una scatola di connessione, una tastiera sul letto. L’EEG mostra le attività elettriche neuronali presenti nel sonno:

le prime onde che riscontriamo sono quelle alfa e beta, dove le prime sono onde irregolari con frequenza media compresa tra 8 – 12 Hz, riscontrabili in uno stato di veglia ma con assenza di compiti, mentre con la presenza di compiti nello stato di veglia riscontriamo quelle beta, onde irregolari dall'ampiezza elevata con Hz compresi tra i 15 – 30; tale desincronizzazione è da imputare all'attività di diversi circuiti neurali nel cervello, come quando si è svegli e si presta attenzione a stimoli esterni. Dopo che viene spenta la luce e chiusa la porta, sempre nel laboratorio del sonno, il soggetto entra dopo poco nel 1° stadio del sonno, caratterizzato da onde theta, dall'ampiezza di 3,5 – 7,5 Hz, indicando che la neocorteccia si sta sincronizzando. Questo è uno stato di transizione dallo stato di veglia ed il sonno dove gli occhi si aprono e si chiudono lentamente e si muovono verso l’alto ed il basso. Dopo 10 minuti l’EEG rileva la presenza del secondo stadio, caratterizzato dalla presenza di fusi del sonno e complessi K. I primi, sono onde brevi da 12 – 14 Hz e si verificano dalle due alle cinque volte al minuto dallo stadio 1 al 4. Inoltre, i fusi del sonno, sono implicati nel processo di consolidamento delle memorie. I complessi K, invece, sono improvvise deflessioni dal altro verso il basso, tipiche solo della seconda fase. Insorgono spontaneamente, con una media di 1 al minuto ma possono essere indotti anche da rumori, specie quelli improvvisi. Questi consistono in periodi isolati d’inibizione neurale, precursori delle onde delta, presenti in livelli più profondi del sonno (il 3° stadio). Dopo questo 2° stadio il soggetto dorme, ma se si svegliasse il soggetto vive l’illusione che non stesse dormendo. Dopo altri 15 minuti si entra nel 3° stadio, con annessa produzione di onde delta, con ampiezza elevata, inferiore di 3,5 Hz. La distinzione tra questo stadio ed il 4° e che il primo contiene dal 20 al 50% di onde delta mentre il successivo maggiore o uguale al 50%. A causa della presenza di onde lente questi stadi sono chiamati collettivamente sonno ad onde lente. Ciò che caratterizza queste fasi ad onde lente è la presenza di oscillazioni inferiori ad 1 Hz, oscillazioni bifasiche di una singola onda, con fase down e up, di elevata ampiezza. Lo stato down è un periodo di inibizione durante cui i neuroni della neocorteccia sono silenti, dove probabilmente c’è il riposo degli stessi. Questa è una fase di iperpolarizzazione inibitoria, seguita dallo stadio up, un periodo di eccitazione dove i neuroni scaricano brevemente ad alta velocità, simbolo di una fase di depolarizzazione eccitatoria, con scarica neuronale ad elevata velocità. Dopo 90 minuti c’è una brusca modificazione delle misure fisiologiche del soggetto post sonno ad onde lente; l’EEG diventa de sincronizzato, rilevando onde theta come nel primo stadio del sonno, l’EOG rileva movimenti oculari che saettano avanti indietro, a palpebre chiuse, e l’elettromiogramma rileva una profonda perdita di tono muscolare, dove siamo effettivamente paralizzati, tranne per alcune mioclonie, con inoltre anche un aumento del flusso ematico e consumo elevato d’ossigeno (anche una forte inibizione dei motoneuroni neurali e spinali è presente). Questa fase prende il nome di sonno REM, dove il soggetto se svegliato apparirà vigile, e non confuso come nello stadio 4, dicendo anche che stava, probabilmente, sognando. In questo stadio REM, infatti, il sogno diventa narrativo, a differenza del 4° stadio dove c’è la presenza di un pensiero, immagine o qualche emozione. Nel sonno comunque si alternano periodi REM e non-REM (gli altri stadi). Ciascun ciclo (REM/non-REM) dura più o meno 90 minuti e contiene 20 – 30 minuti di sonno REM, con una media di 5 stadi REM in 8 ore di sonno.



Tra i diversi disturbi che possono intaccare il sonno troviamo:

· l’apnea morfeica, dove il livello ematico di anidride carbonica stimola i chiemiocettori e la persona si sveglia annaspando in cerca d’aria; dopo questo attacco la persona ritorna nel suo normale ciclo di sonno.

· La narcolessia, invece, è un disturbo caratterizzato da attacchi di sonno inadeguati che, dopo essere stati sedati dormendo, con un sonno di 2 – 5 minuti, la persona si sente riposata (questi attacchi colpiscono spesso quando una persona è annoiata o in una condizione monotona).

· La cataplessia, sintomo osservabile nella narcolessia, è più sorprendente, perché si verifica in momenti, principalmente, di grande attivazione emotiva e con la caratteristica di una paralisi transitoria che fa giacere a terra il soggetto, completamente cosciente, per alcuni minuti. La paralisi qui riscontrata è la stessa presente nella fase REM, dove ci sono respirazione e controllo cosciente dei movimenti oculari, ma con la perdita, appunto, del ton muscolare improvviso.

· Le paralisi del sonno dove prima di addormentarsi o subito dopo che ci si è svegliati la persona vive sogni vividi, che prendono il nome di allucinazioni ipnagogiche, con annessa impossibilità di mettere in atto qualsiasi tipo di movimento.

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